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Passare le notti al freddo, perché ci si crede


By admin - Posted on 08 febbraio 2010

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Una nuova manifestazione, il 27 febbraio prossimo. Ma anche tanti eventi più piccoli, a testimonianza che c’è vita in Italia. Come il sit-in permanente, in questi giorni, davanti a Montecitorio: contro le leggi salvapremier in cui è impegnato a tempo pieno il nostro povero Parlamento.

Ho chiesto a Francesco Nizzoli, che è stato tra gli organizzatori del 5 dicembre, di raccontarmi quest’ultima iniziativa.

«Sono stati 4 ragazzi tra l’eroico e il folle ad aver lanciato il presidio permanente che in questi giorni staziona di fronte a Montecitorio per protestare contro la norma in approvazione sul legittimo impedimento.

Si chiamano Ginevra, Alessandro, Enrico, Francesca. Quando si dice “dal basso”.


Avevano preso confidenza con quella piazza appena prima del lancio del presidio, avvenuto il 4 febbraio, quando si erano mescolati agli operai dell’Alcoa venuti dalla Sardegna per richiamare attenzione sul loro posto di lavoro a rischio.

Da lì l’idea, il feedback in rete e l’azione sono stati tutt’uno. Il giorno dopo erano già in piazza, con la monovolume di Alessandro a fare da casa portatile, un notebook con Internet key e poco altro.

Poi è venuto il lancio della pagina su Facebook e i commenti assolutamente non rituali dei Viola che vi confluivano, emozionati per l’azione fuori dall’ordinario. Ma l’atto che dallo schermo appariva così perfetto ed emozionante era assai più prosaico se vissuto in piazza.

Al freddo e con la pioggia, spesso in solitaria o quasi, i ragazzi del presidio erano tuttavia centrati sull’obiettivo, senza tentennamenti, paure o pudori. Dal chiuso dell’automobile, con il motore al minimo come sottofondo ininterrotto ed un inverter ad alimentare il notebook, conversavano con un audience in costante crescita, tramite Facebook e Skype.

Da tutta Italia incassavano promesse di partenze per Roma a stretto giro, mentre i romani annunciavano una visita per il pomeriggio o per l’indomani, oppure si scusavano per l’influenza che li teneva a casa. In tutti i casi il sentire comune era un entusiasmo che sapeva di commozione, la certezza di aver trovato nel marasma della rete una storia diversa dalle altre e degna di essere seguita e condivisa.

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Pioggia per i primi due giorni, poca gente. Qualcuno che fa un salto, qualcun altro che si ferma il pomeriggio.

Ma sono giorni feriali, e l’affluenza non può che essere scarsa. Alessandro dialoga con le forze dell’ordine, si accorda per la gestione della piazza nel week-end, quando è previsto qualche partecipante in più. Ginevra è la webmaster del presidio, è in contatto diretto con la comunità dei “fan”. Raccoglie le promesse di visita dei gruppi di Modena, Firenze, Ravenna, Forlì e di altri ancora. Ginevra e Alessandro, sono loro che ci stanno mettendo anima e cuore. La gente passa, nota una macchina con dei drappi viola a coprire i finestrini. Alcuni indugiano un attimo e poi tirano dritti, altri si fermano e chiedono di che si tratta. Una signora sopra i 70 invece va dritta al punto “so chi siete, so del 5-12!”, poi mette una mano in borsa ed estrae una bandiera viola! Spiega di aver saputo del presidio da un’amica coetanea e utente di Facebook e di essere passata appositamente per offrire la propria solidarietà alla causa.

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Finalmente arriva il week-end. Come da rituale, Ginevra e Alessandro si svegliano dopo poche ore di sonno, approfittano dei servizi di un bar dietro l’angolo, fanno colazione e poi si preparano all’incessante processione dei supporter del presidio. Romani a parte, sabato arriva da Cento Francesco, che nei giorni precedenti si era distinto per essere uno dei più accaniti sostenitori dell’iniziativa. Anche lui, come i promotori, sposa l’attitudine del detto/fatto. Ha saputo del presidio online, ha preso un treno ed è venuto a Roma.

Toccherà a lui, insieme a Sacha e al solito Alessandro, dormire davanti a Montecitorio. Il che significa tre ore di sonno tra le 4 e le 7 e poi una colazione da 20 euro in tre a Piazza Venezia. E intanto sulla piazza è un via-vai di persone. Arrivano con sciarpe viole d’ordinanza, e portano bevande calde e dolciumi altrettanto d’obbligo. Qui la protesta è anche convivialità, ed è politica lo stare insieme.

Si parla delle prossime scadenze legislative – prima fra tutte quella sul legittimo impedimento – ma soprattutto si parla di Movimento, ovvero del Popolo Viola. È fresca la notizia del lancio di una manifestazione nazionale indetta dai Viola per il 27 febbraio. C’è chi si lamenta per una decisione calata dall’alto, decretata quindi in maniera non “orizzontale”, che è la parolina magica che risuona spesso e volentieri negli ambienti dei veterani del No-B Day. Altri fanno riferimento all’urgenza politica, e sostengono che sia necessario compattarsi per la buona riuscita della manifestazione.

La sensazione è che alla fine si convergerà su quella scadenza, perché chi ha già fatto il 5-12 sa che si parla (senza risparmiarsi) fin quando c’è tempo, dopo di che si comincia ad agire. Sabato piove ancora, ma le autorizzazioni per l’occupazione di suolo pubblico sono per domenica.

E infatti domenica è una splendida giornata, perché gli dei sono con i Viola, almeno meteorologicamente, e l’avevano dimostrato già lo scorso 5 dicembre. Da Modena arriva Ilenia, con lo striscione del suo gruppo locale. Anche lei, come Francesco da Cento, offrirà una notte di sonno per la causa. Viene montato un gazebo, si tira fuori la telecamera, cominciano le interviste ai presenti. Si raccoglie materiale per mostrare a chi non c’è quello che sta accadendo di fronte al palazzo del Parlamento. Si studiano i modi per costruire la partecipazione. I passanti si fermano per parlare e poi lasciano un pensiero e una firma nel guest-book bianco e cartonato del presidio.

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Mercoledì al presidio è prevista l’assemblea del gruppo di Roma, e lo stesso giorno arriveranno i ragazzi di Firenze. Gira la voce che i ragazzi di Pesaro-Urbino stiano organizzando un pullman per venire a Roma.

E intanto su Facebook si continua a parlare di una nuova manifestazione nazionale per il 27 febbraio, e il presidio si candida a diventare il centro di costruzione della manifestazione stessa. Chissà che non si riesca a fare dalla piazza la conferenza stampa di presentazione dell’evento. O che si tengano lì le riunioni cittadine o nazionali. Per fare della discussione un momento di autopromozione. E a sottolineare la trasparenza di chi non ha nulla da nascondere».

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