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Quel viaggio con il futuro sindaco

Una volta ho fatto un lungo viaggio con Gianni Alemanno, in aereo. Per puro caso, eravamo seduti vicini, sul Kathmandu-Roma: c’è stato tempo di parlare, parecchio, e tra l’altro lui nemmeno sapeva che ero un giornalista.
Non mi disse nulla di epocale, sia chiaro. Tra l’altro per lui era il periodo intermedio, non più ministro e non ancora sindaco. Tornava da una spedizione alpinistica sull’Himalaya con un gruppo di amici, io da uno dei miei servizi sulla rivoluzione in corso in Nepal.
Però ci fu tempo per tante chiacchiere, di politica e non.
Ecco, Alemanno non mi sembrò nemmeno una cattiva persona, per quello che si palesò in quelle ore. Quello che mi impressionò invece fu la sua povertà terminologica e lessicale, l’ignoranza antica che emergeva da un vocabolario terribilmente esiguo, la miseria di ragionamenti talmente basici che anche un bambino di otto anni li avrebbe considerati infantili.
Quando divenne sindaco mi venne da sorridere, ma non mi preoccupai più di tanto. In fondo un’amministrazione pubblica è fatta di tanti fattori concausanti e perfino la Pivetti è riuscita a essere un decente presidente della Camera.
L’oscuramento più costoso del mondo
Nel rendiconto della Margherita si dice che nel 2010 il sito internet del partito è costato 533 mila euro, dopo che nel 2008 (a partito già defunto) era costato quasi 300 mila.
Singolare, diciamo, visto che l’ultima schermata del sito da vivo era questa, con tanto di chiara segnalazione in alto a destra dell’ultimo aggiornamento, avvenuto nel 2009:

Da allora la home è rimasta sempre uguale, fino al suo oscuramento con una coperta azzurra (così come appare anche ora) avvenuto tra il febbraio e l’aprile del 2010.
In pratica, dovremmo credere che nel 2010 hanno speso mezzo milione di euro per oscurare un sito.
Bye bye Cicoria

A Cuba si dice che l’unica possibilità da uscire dal castrismo è la cosiddetta soluzione biologica, insomma i due fratelli dittatori sono decisamente anziani.
Da noi invece il ricambio pare affidato ad altri modelli di esiziali epiloghi.
Dopo la storia di Lusi, ad esempio, ce n’è uno che è decisamente finito, anche se ancora non lo sa.
Incomprensibile
La diabolica collega Fiorenza Sarzanini definisce oggi «incomprensibile» la probabile disponibilità degli ex vertici della Margherita – oggi sparsi tra Pd e Api – ad accettare l’offerta di Lusi, cioè restituire solo cinque dei 13 milioni che ha fatto sparire.
Ovviamente – e mi scuso della banalità, ma non vorrei che sull’ironica chiusa di Sarzanini ci si distraesse – la comprensibilità è invece estrema: visto quel che probabilmente ha fatto e sa il patteggiante Lusi.
Ieri sono caduti tutti dal pero, oggi hanno tutti una gran fretta di chiudere la vicenda, che «meno si commenta meglio è», come ha detto un ex capataz margheritino.
La monotonia del riso e delle lenticchie

In India, ad esempio, ci sono enormi regioni dove da sempre l’obiettivo è riempire ogni sera il piatto di riso e lenticchie.
E’ monotono, molto monotono, mangiare tutta la vita riso e lenticchie. Però, appunto, è stato l’obiettivo di base per secoli – e spesso lo è ancora. Se mancano il riso e le lenticchie, si soffre la fame.
Quindi, certo: è obiettivo di tutti creare le condizioni per variare ogni tanto la dieta, e la cucina indiana è piena di attraenti alternative proprio come il nostro mondo del lavoro.
Basta che nessuno si ritrovi, alla fine, senza nemmeno il piatto di riso e lenticchie.
Il senatore si sente ancora forte
Luigi Lusi girava in una Mercedes con l’autista, e oltre al consueto portaborse disponeva di una segretaria privata, pur non avendo alcuna carica nel partito (quello attuale, il Pd: la Margherita è sciolta dal 2007).
Sotto i 150 mila euro a botta muoveva i molti soldi di cui disponeva a piacimento, senza rendere conto a nessuno. Si era fatto una megavilla a Genzano – bel posto – e una casa in Canada.
Nella ‘legge mancia’ aveva ottenuto un altro milione di euro per il piccolo comune abruzzese di cui è sindaco il fratello.
Si era battuto come un leone per condonare al suo e agli altri partiti oltre cento milioni di euro di multe per i manifesti illegali.
Aveva perfino ottenuto un emendamento ad personam per la moglie chiropratica nella finanziaria del 2008.
Eppure «godeva della piena fiducia dell’ex gruppo dirigente della Margherita», quello che ora sta nel Pd o altrove ma comunque in Parlamento e comunque adesso cade dal pero: Rutelli, Franceschini, Bindi, Fioroni, il giovane Letta, tutta gente che faceva parte di un «organismo di verifica dei conti» che non si è mai riunito.
Quindi non ha mai verificato un tubo: e neppure gli sorge il dubbio, agli ex capataz margheritini, che se non sono in grado di guardare i conti a casa loro difficilmente possono ottenere la fiducia dei cittadini per guardare quelli del Paese.
Ora Lusi sta mediando, pare: dei 13 milioni di euro fottuti dice che cinque sono finiti in tasse e altri cinque è pronto a restituirli al suo defunto partito. Se ne vuole tenere (almeno) tre.
Macerie di democrazia

A me interessa poco sapere quanto costerà al Pd, in termini di consenso, la storia del tesoriere della Margherita che si è fregato 13 milioni di contributi pubblici.
Il problema semmai è che il senatore Lusi è un parlamentare in carica – con relative immunità – e che i soldi che si è portato a casa facevano parte dei contributi elettorali che lo Stato continua a erogare per anni anche ai partiti che non ci sono più (e la Margherita si è sciolta nell’ottobre del 2007).
Due elementi che messi insieme fanno gridare vendetta a Dio, o più semplicemente sono destinati a interrare sotto un’altra tonnellata di vergogna quella stessa classe politica che ha appena beffato i suoi cittadini con il primo caso al mondo di taglio dello stipendio in cui la busta paga netta non cala di un euro.
Il tutto in un Paese dove già il 96 per cento degli elettori non ha alcuna fiducia nei partiti.
Già: a questo punto il problema non è più questo o quel partito. E’ che a forza di antipolitica – quella che fanno loro, s’intende – qui della democrazia rischiano di restare solo macerie.
Delinquenti recidivi

Comunque fa bene il Pdl a protestare contro i giudici. Un suo esimio senatore, già condannato per ricettazione, finanziamento illecito ai partiti e bancarotta farudolenta, è stato appena rinviato a giudizio con l’accusa di aver truffato 45 milioni allo Stato di cui è parlamentare.
Fuori tempo

Fa quasi tenerezza, il Pdl che si aspetta «tra le cinque e le ventimila persone» alla annunciata manifestazione contro i giudici che si terrà a Milano sabato prossimo.
Solo due anni fa sostenevano di essere un milione, in piazza San Giovanni, a prometterci la cura definitiva del cancro.
D’altro canto a San Giovanni c’era il sole, e questi invece sono i giorni della merla – i più freddi dell’anno, e quest’anno a quanto pare saranno più gelidi che in passato.
Completamente fuori tempo, quindi, ma non solo meteorologico: quale preoccupazione è meno impellente per la gente, in questi giorni di povertà e di paura, dei processi all’ex premier? Chi ha ancora voglia di gettarsi anima e corpo a difendere un passato che sembra già preistorico e un miliardario che sembra ormai suonato?
Avevamo paura, un tempo, dei rabbiosi cortei impellicciati del Caimano. Oggi viene voglia di andargli a portare un thé caldo, come ai vecchi stalinisti che ogni tanto si ritrovano a rimpiangere i bei tempi sulla piazza rossa di Mosca.
La famosa politica on line



Il blog Rosalio ha fatto una breve recensione dei politici palermitani che si sono buttati su Twitter, che fa molto figo in vista delle amministrative.
Uno ha capito di essere su Facebook e ha cannato drammaticamente il saluto. Altri due hanno mostrato qualche problema di ortografia. Altri si sono iscritti senza saper cosa dire e sono rimasti silenti.
Fantastico, e avanti così.


